Feste e ricorrenze a Venezia - selezionate da Appartamento il grande cocomero

REGATA STORICA 2 settembre 2007


La regata, la più veneziana tra le competizioni, da sempre ha coinvolto cittadini e forestieri.

Se le testimonianze storiche più antiche sono legate alla festa delle Marie e le prime notizie risalgono dalla seconda metà del XIII secolo, è probabile che questa spettacolare gara fosse già allora una usuale competizione popolare, perché Venezia era essenzialmente una città proiettata verso il mare, e addestrare uomini al remo era necessità primaria.

L'etimologia del termine regata è incerta. Chi la vuole far derivare da riga ('linea'), chi da aurigare ('gareggiare'), chi da ramigium ('remeggio'). Sta di fatto che il termine veneziano regata è entrato nelle principali lingue europee ad indicare una competizione agonistica su barche.

Nel Rinascimento le regate furono organizzate prevalentemente dalle Compagnie della Calza (associazioni di giovani patrizi), ma dalla metà del secolo XVI la gestione fu affidata a nobili scelti dal Governo, che presero il nome di direttori di regata.

La regata consiste, da sempre, in varie gare su particolari tipi di barche, e, da sempre, in questa occasione, il Bacino di San Marco e il Canal Grande pullulano di imbarcazioni ornate di ogni tipo, dalle quali i cittadini assistono alla gara con partigiana animosità.

Proprio per contenere i disordini, anticamente la regata era preceduta dalle bissone: barche da parata di forma allungata, da cui alcuni nobili, posti a prua e muniti di arco, lanciavano palle di terracotta alle imbarcazioni più indisciplinate. Ora le bissone formano la testa del corteo storico e non hanno più funzione di servizio d'ordine.

La Regata come la si vede adesso, con il corteo storico come preludio delle competizioni, è stata concepita alla fine dell'800, in occasione della III Biennale d'Arte, per offrire un'ulteriore attrattiva turistica.
 


La Regata rievoca l'accoglienza riservata nel 1489 a Caterina Cornaro, sposa del Re di Cipro, che ha rinunciato al trono a favore di Venezia.

È una sfilata di imbarcazioni tipiche cinquecentesche, con in testa il caratteristico Bucintoro, la barca di rappresentanza della Serenissima.

Seguono poi decine e decine di imbarcazioni multicolori con gondolieri in costume che trasportano il doge, la dogaressa, Caterina Cornaro, tutte le più alte cariche della Magistratura veneziana, in una fedele ricostruzione del passato glorioso di una delle Repubbliche Marinare più potenti e influenti del Mediterraneo.

Assiepati lungo le rive, oppure ospitati nelle tribune galleggianti, o nelle imbarcazioni ormeggiate lungo il Canale, gli spettatori partecipano appassionatamente, con grida di incoraggiamento rivolte ai propri beniamini impegnati nelle competizioni agonistiche.

Mentre le imbarcazioni multicolori sfilano velocemente sotto gli occhi di migliaia di persone, un brusio ininterrotto funge da colonna sonora alla sfida sportiva che ogni anno perpetua il millenario e indissolubile rapporto tra Venezia e l'acqua, elemento che maggiormente costituisce la continuità tra passato, presente e futuro della città lagunare.

I punti cruciali e più importanti, le tappe fondamentali della regata, sono da sempre:

  - lo spagheto o cordin, il filo teso alla partenza, all'altezza degli attuali Giardini;

  - il paleto, un palo infisso nel mezzo del Canal Grande all'altezza di San'Andrea della Zirada, attorno al quale le barche girano e dove - così si afferma per tradizione - si determinano le posizioni dei primi in bandiera (i vincitori);
 
  - la machina, edificio galleggiante che poggia su una chiatta lignea, ricca d'intagli policromi e dorati, luogo deputato all'arrivo e alla premiazione.

Sono diverse le gare che si svolgono nell'ambito della Regata Storica: la regata dei campioni su gondolini, la regata su caorline, la regata delle donne su mascarete, la regata dei giovani su pupparini.

LA FESTA DELLA SALUTE 21 novembre 2007

Nei primi decenni del XVII secolo Venezia stava vivendo un momento difficile sotto tutti i punti di vista: economico (spietata concorrenza dei mercanti francesi, inglesi e fiamminghi), politico (alleanza con la Francia, le forte tensioni con la Spagna e ancor più con il Papato, tensioni sfociate nell'Interdetto) e militare (la guerra contro i pirati Uscocchi per l'egemonia sull'Adriatico e il conflitto per la successione di Mantova).
 
Si sta profilando un diverso ruolo di Venezia nell'equilibrio politico europeo, certamente più defilato rispetto i secoli precedenti.

È in questo contesto che, 54 anni dopo la terribile pestilenza del 1575-77, il morbo si abbatte nuovamente sulla città, mietendo ancora decine di migliaia di vittime.


La guerra di Mantova porta a Venezia, oltre ad una sconfitta militare, anche la peste.
La città si paralizza: i traffici languono, i nobili si rifugiano nelle loro ville di campagna, la popolazione è ridotta a vagare per la città chiedendo l'elemosina.


Ma il governo ancora una volta agisce con decisione e fermezza: coordina disinfezioni della città, sequestra interi quartieri, attiva i lazzaretti, fa seppellire i cadaveri infetti con la calce. Queste misure igienico-sanitarie però non impediscono l'imperversare della pestilenza.

Venezia fu la prima nazione ad istituire, nel 1423, un apposito edificio ove ricoverare le persone affette da malattie contagiose. Fu scelta un'isola, S. Maria di Nazareth, come luogo ideale per preservare dal contagio e per garantire l'isolamento.

Il lazzaretto era uno spazio per la prevenzione e per la cura, dove i malati venivano assistiti e curati e dove c'era molta attenzione nel separare i malati, dai convalescenti e dai "sospetti".

La nascita dei lazzaretti è la testimonianza dell'estrema attenzione rivolta dalla Repubblica all'organizzazione sanitaria.

L'atmosfera a Venezia era di scoramento e di sfiducia, e in questo clima ben si spiegano i sospetti di contagio provocato ad arte, tramite gli "untori".

Alcuni francesi furono sospettati di diffondere la malattia, ma questo era un sintomo di disagio psicologico che dava pienamente l'idea della prostrazione dei veneziani, che avevano a che fare con la peste a distanza di pochi anni da quella di fine '500.

Contemporaneamente, a Milano, flagellata anch'essa dalla pestilenza descritta dal Manzoni nei Promessi sposi, ci furono altri processi agli untori. Nei momenti di crisi c'è sempre spazio per la superstizione e il fanatismo.

Nonostante le disposizioni sanitarie la peste sembrava non cessare e il Senato ricorse nuovamente all'aiuto divino.

Il 22 ottobre 1630 il doge Nicolò Contarini pronunciò il voto pubblico di erigere una chiesa intitolata alla Salute, chiedendo l'intercessione della Vergine Maria per porre fine alla pestilenza. La prima pietra fu posata con la peste ancora in piena attività e fu consacrata nel 1687.

Chi ha l'opportunità di trovarsi a Venezia durante il giorno della Salute respira un'atmosfera di sincera e sentita partecipazione popolare, di religiosità non bigotta ma legata intensamente alla storia e alle tradizioni della città.

La fila ininterrotta di persone che il 21 novembre percorre il ponte votivo su barche e si reca presso la maestosa Chiesa della Salute sta a testimoniare il legame ancora vivo ed intenso esistente tra la città e la Madonna.

Ogni anno, per la festività della Salute, viene costruito un ponte provvisorio su barche che attraversa il Canal Grande e collega la zona di San Moisè e S. Maria del Giglio (sestiere di San Marco) con la basilica del Longhena (Sestiere di Dorsoduro) per consentire il passaggio della processione.

Decine e decine di migliaia di persone si recano in pellegrinaggio a rendere omaggio alla Madonna e ad accendere un cero affinché ella interceda per la loro buona salute.

Ancor oggi la festività della Salute propone una miscela di sentimenti e di motivazioni: accanto al sincero sentimento religioso convive anche l'aspetto più laico e gioioso.Banchi di dolciumi fuori dalla chiesa

La processione di fedeli che accendono una candela alla Madonna scorre infatti accanto a banchi di dolciumi, di palloncini colorati e giocattoli: i due aspetti della festa si fondono perfettamente.

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